Come la stele di Rosetta divenne bottino di guerra degli inglesi

Napoleone Bonaparte aveva organizzato una campagna militare in Egitto . Partì da Tolone il 17 maggio del 1798 al comando di una flotta di 328 navi e 38000 uomini. Egli aveva portato con sé ben 175 scienziati , i Savants , col compito di studiare , raccogliere e imparare tutto ciò che potesse essere utile alla Francia della cultura orientale .
Dal 1798 al 1801 , i savants raccolsero e catalogarono una vasta collezione di oggetti , reperti , manoscritti , oltre alle conoscenze mediche e scientifiche ritenute importanti .
Dopo la rapida e inattesa partenza di Napoleone per la Francia , i Savants persero la protezione dell’imperatore ,impegnato a difendere il regno e ripristinare la sua autorità . In seguito vennero decimati dalla peste .
Mal visti dai soldati francesi e dallo stesso generale Menou , dovettero combattere strenuamente per proteggere il loro lavoro dagli inglesi , che dopo aver preso sia Il Cairo che Alessandria nel Marzo del 1801 , pretesero tutti i ritrovamenti dei Savants come bottino di guerra. Ma alcuni di loro arrivarono a minacciare la distruzione di tutte le scoperte e manufatti raccolti, Lord Hutchinson tuttavia non volle cedere , ma dopo snervanti trattative si arrivò comunque ad una soluzione , i francesi tennero tutti i piccoli oggetti e i materiali personali, descrizioni e disegni , ma dovettero consegnare statue , pergamene e la pietra basaltica nera , che recava una sorta di codice scritto , conosciuta come STELE DI ROSETTA.
Di questo “passaggio” si occupò Tomkyns Hilgrove Turner , archeologo e militare inglese , il quale oltre ad assolvere a questo delicato quanto gradito evento, riportò il fatto con dettagli e dovizia di particolari in una lettera che vi riporto integralmente :
Letto l’8 giugno 1810.
Argyle Street, 30 maggio 1810
Signore, poiché la stele di Rosetta ha suscitato vivo interesse nel mondo dei dotti e in particolare in questa società,vi chiedo di poter esporre, per mezzo vostro, qualche particolare sul modo in cui venne in possesso dell’esercito inglese e come fu trasportata nel nostro paese, pensando che ciò sia ben accetto al mondo della cultura.
Secondo l’articolo XVI della capitolazione di Alessandria, il cui assedio pose fine alle operazioni dell’esercito inglese in Egitto, tutte le curiosità, naturali e artificiali, raccolte dall’Istituto francese e da altri, dovevano essere consegnate ai vincitori. Il generale francese rifiutò, dicendo che erano tutte proprietà privata. Si ebbe un fitto scambio di epistole; alla fine, considerando che la cura di custodire insetti e animali li aveva resi in qualche modo proprietà privata, Lord Hutchinson vi rinunziò; ma le curiosità artificiali, che consistevano in manoscritti arabi e in antichità, fra cui la stele di Rosetta, vennero richiesti con insistenza dal nobile generale con il suo solito zelo per la scienza. Su questo punto ebbi numerosi colloqui con il generale francese Menou, che alla fine si arrese, dicendo che la stele di Rosetta era sua proprietà privata, ma che essendone costretto, avrebbe ceduto come gli altri proprietari. Quindi, essendo malato il segretario Fourier, ricevetti secondo gli accordi, dal sottosegretario dell’Istituto, Le Père, un foglio con una lista delle antichità e il nome dei proprietari di ogni singolo pezzo; la stele vi era descritta di granito nero, con tre iscrizioni, di proprietà del generale Menou. Seppi dagli studiosi francesi che la stele di Rosetta era stata trovata durante i lavori di restauro tra le rovine del forte St-Julien quando fu riparato dai Francesi e riattato a scopi difensivi: sorge alla foce del Nilo, sul ramo di Rosetta, dove si trovano con ogni probabilità i pezzi mancanti.
Fui anche informato che c’era un’altra stele simile a Menouf, nascosta, o quasi, dalle brocche di argilla accatastate su di essa, dato che sorgeva presso l’acqua, e che un frammento di una terza stele era stato reimpiegato nei muri delle fortificazioni francesi di Alessandria. La stele fu accuratamente portata ad Alessandria nella casa del generale Menou, coperta con una soffice stoffa di cotone e una doppia stuoia, dove io la vidi qui per la prima volta. Il generale aveva scelto per se stesso questa preziosa reliquia della antichità.
Quando l’esercito francese seppe che le antichità sarebbero passate in mano nostra, l’imballaggio della stele venne lacerato e abbandonato; anche gli eccellenti imballaggi di legno del resto vennero sfasciati, perché essi, all’inizio,s’erano dati molta pena di salvare e difendere le antichità da qualsiasi danno. Feci grandi rimostranze, ma incontrai le difficoltà maggiori a proposito di questa stele e del grande sarcofago, che in primo tempo venne recisamente rifiutato dal Capitan Pasha che se lo era procurato essendo il proprietario della nave su cui l’avevano imbarcato i Francesi.
Ottenni comunque un permesso d’ingresso alla spiaggia da Monsieur Le Roy, prefetto marittimo, che, come il generale, si comportò con grande cortesia, cosa che non fecero alcuni altri. Quando raccontai a Lord Hutchinson come era stata trattata la stele, egli mi diede un distaccamento di artiglieri e una macchina di artiglieria chiamata, per la sua efficacia, macchina del diavolo, con cui la sera stessa mi recai dal generale Menou e trasportai la stele a casa mia senza danni, ma con qualche difficoltà a causa delle strade strette, seguito dal sarcasmo di numerosi Francesi, soldati e ufficiali; mi aiutava abilmente un intelligente sergente di artiglieria, che comandava il gruppo tutto felice del proprio compito; erano i primi soldati inglesi a entrare in Alessandria. Nel periodo in cui la stele rimase nella mia casa, alcuni gentiluomini del corpo degli studiosi mi chiesero di fare un calco, il che io permisi senza difficoltà, purché la stele non ne riportasse danni. Essi portarono il calco a Parigi, lasciando la stele ben ripulita dall’inchiostro da stampa con cui era stata cosparsa appena scoperta per ricavare alcune copie da inviare in Francia.
Avendo badato a che gli altri resti dell’antica cultura egizia venissero imbarcati sulla nave ammiraglia, la Madras di Sir Richard Bickerton, che gentilmente mi offrí tutta l’assistenza possibile, mi imbarcai con la stele di Rosetta, deciso a condividerne la sorte, a bordo della fregata Egyptienne, ancorata nel porto di Alessandria e arrivai a Portsmouth nel febbraio 1802. Quando la nave attraccò a Deptford, posi la stele su una barca e approdai alla dogana. Lord Buckinghamshire, allora segretario di Stato, accolse la mia richiesta e permise che essa restasse per qualche tempo nella sede della Society of Antiquaries, prima di collocarla nel Museo Britannico,dove confido resterà a lungo, una delle piú preziose reliquie dell’antichità, il tenue, ma finora unico, legame che si sia scoperto dell’egizio con lingue conosciute, un superbo trofeo delle armi inglesi (potrei quasi dire spolia opima), non rapito ad abitanti indifesi, ma onorevolmente conquistato con la fortuna di guerra.
Ho l’onore di essere, signore, il vostro piú ubbidiente e piú umile servitore.
H. Turner, maggior generale
Nicholas Carlisle
segretario della Society of Antiquaries
La stele , si rivelò essere la chiave di lettura dei geroglifici .La sua importanza fu tale che aprì un immenso patrimonio letterario e storico alla comprensione , alimentando miti ,leggende e quella che definiremo oggi Egittomania .